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OPEN DAY 2018, DOPODOMANI CONFRONTO APERTO SU TRAPIANTO ORGANI E SALVAGUARDIA VITA E VOLONTÀ DONATORE

 

A 50 anni dalla pubblicazione del ‘Rapporto di Harvard’, il criterio di morte cerebrale viene messo in discussione da alcuni secondo i quali non garantirebbe abbastanza il morente, da altri che invece vorrebbero che si superasse anche la “regola del donatore morto” per gli organi vitali.

Il Camillianum ha organizzato una Tavola rotonda che si terrà mercoledì prossimo al Camillianum di Roma, nell’ambito dell’Open day (Giornata aperta) 2018, per fare chiarezza sulla discussione e per promuovere la corretta pratica dei trapianti.Nel corso dell’iniziativa saranno inoltre presentati ufficialmente il Master di 1° livello in Bioetica, Pluralismo e Consulenza Etica, i Corsi di Licenza e Dottorato in Teologia Pastorale Sanitaria e i Corsi di Alta Formazione organizzati con il Centro Alti Studi Lateranensi e dedicati alle Digital Health Humanities e alla Pastorale della Cura e della Salute.

Una Giornata dunque di presentazione dell’ampio ventaglio di proposte formative per il prossimo Anno Accademico 2018-19 ma anche un’occasione per affrontare una tematica nodale, sotto il profilo etico, teologico e medico: la definizione delle condizioni che consentono l’espianto di organi indispensabili alla sopravvivenza della persona, ad esempio del cuore.

Con la moderazione della professoressa Palma Sgreccia, preside dell’Istituto, ne discuteranno autorevoli esponenti delle diverse posizioni a tale riguardo: i professori Maurizio Mori, Ordinario di Filosofia morale e bioetica dell’Università di Torino e membro del Comitato Nazionale italiano di Bioetica, Lucetta Scaraffia, Docente di Storia contemporanea all’Università La Sapienza e parimenti Membro del Comitato Nazionale di Bioetica, e p. Antonio Puca m.i., Emerito di Bioetica del Camillianum. Ad illustrare gli aspetti più strettamente medicochirurgici di questa terapia, in molti casi autenticamente salvavita, sarà il Dott. Marco Vergano, Anestesista e Rianimatore dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino.

Per la Chiesa Cattolica, spiega Palma Sgreccia, “la morte è la conseguenza della separazione dell’anima della persona dalla sua corporeità. In questo senso la morte della persona è un evento che non può essere direttamente individuato da nessuna tecnica scientifica o metodica empirica”.

“L’esperienza umana insegna però che l’avvenuta morte di un individuo produce inevitabilmente dei segni biologici e a questi sono legati i cosiddetti ‘criteri di accertamento della morte’” aggiunge la Preside. “Il Rapporto di Harvard – continua - ha spostato l’accento dai tradizionali segni cardio-respiratori al cosiddetto criterio ‘neurologico’, vale a dire alla rilevazione, secondo parametri ben individuati e condivisi dalla comunità scientifica internazionale, della cessazione totale ed irreversibile di ogni attività encefalica in quanto segno della perduta capacità di integrazione dell’organismo individuale come tale”.

“La Commissione di studio di Harvard - aggiunge - ha affermato che la morte è il momento in cui il sistema fisiologico dell’organismo cessa di costituire un tutto integrato e che l’encefalo è l’organo critico dell’integrazione corporea, con la morte cerebrale non c’è la dissoluzione di tutto il corpo ma del corpo come un tutto.

L’errore della Commissione è stato di unire ciò che andava tenuto distinto: il problema dell’accertamento della morte e quello del che cosa fare nei confronti di quanti possono essere definiti cerebralmente morti. Nel Rapporto infatti si leggono due motivazioni di ordine pratico per la scelta del criterio neurologico: da un lato è problematico tenere in vita pazienti il cui cervello è irrimediabilmente danneggiato; dall’altro i soggetti senza attività cerebrale ma con il cuore battente possono donare organi vitali”.“Sappiamo che la scelta del criterio neurologico di morte ha consentito la pratica dei trapianti il cui successo è legato al fatto che gli organi siano perfusi e quindi che ci sia ancora battito cardiaco e circolazione sanguigna attiva, in assenza totale di attività cerebrale”.

In materia di trapianti di organi, “la Chiesa – precisa Palma Sgreccia- ha accettato come criterio di morte la cessazione irreversibile di ogni funzione cerebrale, dando così un sostegno importante alla causa dei trapianti. In modo chiaro Giovanni Paolo II, nel suo Discorso al 18° Congresso Internazionale della Società dei Trapianti del 29 agosto 2000, ha evidenziato in proposito che: “si può affermare che il recente criterio di accertamento della morte, cioè la cessazione totale ed irreversibile di ogni attività encefalica, se applicato scrupolosamente, non appare in contrasto con gli elementi essenziali di una corretta concezione antropologica. Di conseguenza, l’operatore sanitario, che abbia la responsabilità professionale di un tale accertamento, può basarsi su di essi per raggiungere, caso per caso, quel grado di sicurezza nel giudizio etico che la dottrina morale qualifica col termine di ‘certezza morale’”.

“In seguito Benedetto XVI, rivolgendosi Ai partecipanti al congresso internazionale sul tema de ‘Un dono per la vita. Considerazioni sulla donazione di organi’, promosso dalla Pontificia Accademia per la Vita, nel novembre 2008 ha richiamato alla massima cautela per non rischiare di trattare come un cadavere qualcuno che non lo è ancora e ha ricordato che ‘il consenso informato è condizione previa di libertà, perché il trapianto abbia la caratteristica di un dono e non sia interpretato come un atto coercitivo o di sfruttamento’”.

“Cercare di definire il criterio di morte conduce inevitabilmente – conclude Palma Sgreccia – a dover definire la vita e quali possono essere le cure proporzionate. L’auspicio è anche che, infine, la tavola rotonda non sia oggetto di facili strumentalizzazioni da parte di chi è contrario alla legislazione in vigore”.

 

 

(fonte: comunicato stampa Camillianum)

 

 

 

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