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Quando a donare sono i trapiantati: sicurezza, incidenza e risultati

 

Lee GS, Goldberg D, Levine MH, Abt PL. Outcomes of organ transplants when the donor is a prior recipient. Am J Transplant 2018;18(2):492-503.

Nonostante persista un ampio divario tra domanda e offerta, con il crescente numero di trapianti eseguiti e una migliore sopravvivenza dei pazienti aumenta il numero di persone che vive con un organo trapiantato.

La crescita di questa popolazione, se da un lato rappresenta la testimonianza più evidente del successo del trapianto, dall’altro ha evidenziato una possibile nuova fonte di organi con diversi casi di potenziali donatori tra i pazienti precedentemente trapiantati (ODAT).

Certamente il numero di organi da soggetti trapiantati non potrà risolvere il crescente squilibrio tra necessità e disponibilità, ma ci sono diversi esempi di trapiantati di cuore diventati donatori di rene (Castellote J, et al. Successful reuse of liver grafts after death of the first recipient. Clin Transplant. 2006), e trapiantati di fegato che, a loro volta, hanno donato lo stesso fegato (Ortiz J, et al. Successful re-use of liver allografts: three case reports and a review of the UNOS database. Am J Transplant. 2005).

I casi segnalati non sono poi così rari e sono aumentati molto nell’ultimo decennio.

In considerazione di ciò e al fine di comprendere meglio l’incidenza di tale eveneienza e gli esiti degli organi donati da precedenti trapiantati, gli autori di questo studio hanno voluto valutare:

  • con quale frequenza e quali organi ODAT sono procurati e trapiantati;
  • quali sono le circostanze che caratterizzano i pazienti trapiantati che diventano donatori;
  • quali sono i risultati di questi trapianti.

Allo scopo, i ricercatori della University of Pennsylvania hanno condotto uno studio retrospettivo sul database UNOS, analizzando l’attività di prelievo e trapianto dall’ottobre 1987 al giugno 2015.

In questo periodo sono stati individuati 517 trapiantati diventati successivamente essi stessi donatori, per complessivi 803 organi trapiantati con successo.

I donatori ODAT erano riceventi di ogni tipo di organo tranne il pancreas. La maggior parte di questi donatori era costituita da pazienti trapiantati di rene (59,0%), mentre la maggioranza degli organi da questi donati e trapiantati ha riguardato il fegato (48,4%).

Lo studio è ricco di spunti di riflessione, con riferimenti ai dati anagrafici e demografici dei trapiantati diventati donatori, alla sopravvivenza del loro trapianto, ai dati caratteristici basali dei riceventi di organi ODAT e ai risultati.

Tra questi, quelli che meritano maggiore attenzione riguardano il fatto che gli organi di precedenti trapiantati che sono sopravvissuti oltre un anno con il loro trapianto sono associati in modo indipendente a esiti peggiori.

In particolare, nei trapiantati di rene che diventano donatori poiché tendono a sopravvivere con i loro graft per anni, l’azione dell’immunosoppressione a lungo termine può influire sui processi fisiologici causando patologie concomitanti che rendono gli altri organi marginali.

Tuttavia, gli autori fanno notare che, pur rilevando esiti inferiori da questi organi rispetto a quelli “convenzionali”, le curve di sopravvivenza dei reni ODAT, anche quando provengono da donatori con lunghi tempi di sopravvivenza del trapianto, dimostrano risultati a 5 anni intorno al 60% e dunque superiori alla sopravvivenza media in emodialisi (40% a 5 anni) o in dialisi peritoneale (50% a 5 anni).

Tali circostanze sono risultate meno evidenti nei pazienti trapiantati di fegato, polmone e cuore diventati donatori, soprattutto quando la loro sopravvivenza non è stata superiore a un mese dal trapianto. Si tratta di casi che riguardano pazienti relativamente giovani che hanno sperimentato un risultato sfavorevole, in cui il trapianto non ha compromesso la funzionalità di altri organi.

In queste situazioni l’analisi multivariata ha dimostrato che un fegato ODAT da donatore con sopravvivenza del trapianto breve non ha risultati peggiori a quelli dei trapianti di fegato convenzionali.

Ma, anche quando provengano da pazienti trapiantati con lunghi periodi di sopravvivenza, questi organi hanno un rischio di fallimento del trapianto simile ai fegati DCD: pertanto rappresentano un’opportunità per molti candidati al trapianto con una ragionevole aspettativa di sopravvivenza a 5 anni.

Gli stessi risultati sono stati rilevati per il cuore e per il polmone ODAT. Le sopravvivenza del trapianto a 5 anni non sono risultate significativamente diverse a quelle ottenute dai trapianti con organi convenzionali. Non è chiaro quali fattori siano alla base dell’effetto indipendente dello stato di ODAT sulla sopravvivenza del trapianto. È certo però che i pazienti sottoposti a trapianto subiscono cambiamenti nella loro salute e sviluppano nuove comorbilità, per questo lo studio raccomanda che la possibilità del trapianto con questi organi sia discussa con i potenziali riceventi e affrontata con la stessa accuratezza e chiarezza con cui si discutono le opportunità di trapianto con organi marginali o donatori con criteri espansi.

A conoscenza degli autori questa è la prima analisi completa delle circostanze e dei risultati dei trapianti eseguiti con organi donati da trapiantati. Poiché l’UNOS raccoglie solo dati sui donatori quando donano almeno un organo, il vero numero dei trapiantati che potenzialmente avrebbero potuto donare non è noto, ma potrebbe essere maggiore.

In conclusione, gli organi ODAT rappresentano un sottoinsieme unico nel pool complessivo di organi per trapianto e l’esperienza dimostra che possono essere considerati un’opzione da utilizzare in sicurezza.

N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT

 

(Fonte: : Trapianti.net)

 

 

 

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