Colloquio con i familiari dei donatori, un aiuto dalla formazione specifica

 

I colloqui con i familiari dei potenziali donatori costituiscono uno dei momenti più difficili della pratica clinica, a prescindere dalla competenza e dalle precedenti esperienze del medico.

Le interazione che entrano in gioco in quei momenti possono scatenare forti emozioni nei familiari influenzando opinioni e orientamenti sulla donazione.

In questo articolo è richiamata un’esperienza australiana in cui la metà delle famiglie avvicinate per la proposta di donazione esprime il proprio rifiuto, evidenziando un dato in netto contrasto con la propensione dichiarata in indagini sulla popolazione.

Al fine di colmare questo gap è stato, dunque, avviato un programma di formazione specifica (PEP) per i medici intensivisti, che di solito interagiscono con i familiari, affinché potessero migliorare le loro abilità comunicative e familiarizzare maggiormente con le dinamiche della donazione.

Scopo di questo studio è stato quello di valutare il grado di preparazione e di fiducia dei medici di terapia intensiva che si trovano a sostenere questo importante ruolo, dopo aver partecipato al programma di formazione.

La valutazione è stata attuata dal gennaio 2013 a luglio 2015, attraverso 25 workshop con 86 partecipanti, 82 dei quali (95,3%) hanno restituito le valutazioni sul corso.
I workshop comprendevano una simulazione dei colloqui con attori professionisti opportunamente istruiti a rivestire il ruolo dei parenti del donatore e in grado di rappresentare realisticamente le conversazioni con i membri della famiglia e suscitare un impegno significativo dei partecipanti. Il tutto ambientato in situazioni e casi clinici reali utilizzando scenari autentici, con video-assistenza e debriefing di riflessione comune.

I partecipanti ammessi allo studio erano medici esperti, con pratica clinica in terapia intensiva e nella donazione, e dovevano aver completato il programma di formazione specifica confermata dal loro caporeparto in ICU.

Due settimane prima del workshop i partecipanti hanno ricevuto i contenuti del programma, una guida di valutazione che comprendeva risposte forzate tipo SI/NO e domande a risposta aperta, oltre che uno spazio dove riportare aspettative e/o suggerimenti.

L’articolo descrive dettagliatamente tutte le fasi della verifica, le modalità di esecuzione dei colloqui, il feedback sulle prestazioni dei medici e su quelle sugli attori, la comunicazione verbale e quella posturale e/o gestionale, nonché le reazioni e i commenti dei partecipanti al successivo debriefing dopo la visione delle riprese video che hanno aiutato a concentrarsi su aree specifiche per perfezionare la pratica.

In breve, gli operatori sanitari hanno segnalato una tendenza generale a evitare di sollevare il tema della donazione a causa delle preoccupazioni di aggiungere disagio al dolore provato dalla famiglia.
Secondo molti di loro questo dipende anche dal fatto di avere, durante l’anno, poche opportunità di colloquio con i familiari dei potenziali donatori.

Le valutazioni sul workshop, nella maggior parte dei casi, sono state estremamente positive: l’80% dei discenti ha giudicato eccellente la riproduzione degli scenari, la competenza degli attori e la possibilità di ricevere un feedback sulle prestazioni, elemento che è stato particolarmente apprezzato. La maggior parte dei partecipanti (97,4%) ha riferito, a fine corso, di sentirsi più sicura nell’affrontare il colloquio per la donazione.

In definitiva, un programma di simulazione che gli autori giudicano altamente efficace e ben accolto dai partecipanti e che ha fornito loro l’occasione per affinare le abilità e le tecniche di comunicazione richieste nel delicato momento della conversazione con i familiari del donatore.

Le prove indicano, dunque, che i programmi di formazione dedicata e, in particolare la formazione focalizzata sulla comunicazione, aumentano le abilità e la fiducia degli operatori che si traduce in una maggiore consenso alla donazione.

D’altra parte i Paesi con alti tassi di donazione come la Spagna e gli Stati Uniti hanno utilizzato con successo questa strategia diventando punti di riferimento per tutti (Matesanz R, et al. Spanish experience as a leading country: what kind of measures were taken? Transpl Int 2011).

Gli autori prevedono che questa formazione specializzata contribuirà ad aumentare i tassi di consenso alla donazione di organi e tessuti in Australia.

 

N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT

 

 

(Fonte: : Trapianti.net)

 

 

 

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