Aisha, 13 anni, portata all’Infantile da Onu e Sinodo Valdese

 

 

Ci sono famiglie sulle quali il destino si accanisce due volte: come quella di Aisha, la chiameremo così, colpita dalla guerra e dalla malattia. Lo stesso destino che, in qualche caso, riserva loro improvvise ventate di speranza: in questo caso cure mediche all’avanguardia nella dimensione di una città dove la guerra si affaccia solo dai giornali e dai telegiornali.  

Venerdì una delegazione dell’Alto Commissariato dell’Onu ha fatto visita alla ragazzina profuga siriana, appena 13 anni, ricoverata presso la Nefrologia pediatrica dell’ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, in dialisi ed in attesa di trapianto renale. Dopo averla seguita in Libano,

Paese che la sua famiglia aveva faticosamente raggiunto dalla Siria al termine di una personale odissea, sono venuti a trovarla per accompagnarla nel progetto di recupero della sua vita, interrotto a causa della guerra e della dialisi, sostenendola in una tappa cruciale: l’ingresso nella lista trapianto renale, la tappa della svolta. 

 

LAVORO DI SQUADRA  

Come sempre accade in questi casi, il salvataggio dell’adolescente è il frutto di un lavoro di squadra, silenzioso ed efficace. A luglio è stata inviata alla Nefrologia Pediatrica dell’ospedale Infantile (diretta dal dottor Bruno Gianoglio), attraverso un corridoio umanitario coordinato dal Sinodo Valdese e all’intervento dell’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati di guerra: dopo la fuga dal suo Paese si trovava in dialisi cronica, in Libano, a causa di una displasia renale congenita che nell’ottobre dello scorso anno l’ha portata all’insufficienza renale terminale. 

La malattia, spiegano dall’Infantile, è una malformazione congenita mai rilevata sino ad allora: di solito porta all’insufficienza renale terminale intorno alla pubertà. Come premesso, parliamo di una minore che era profuga in Libano insieme ai suoi sei fratelli e ai genitori: non ha potuto andare a scuola da quasi 6 anni e l’inizio della dialisi, a seguito di un grave peggioramento delle condizioni generali, ha ulteriormente complicato la sua vita. Come se non bastasse, data la condizione di profuga, non era ipotizzabile una prospettiva di trapianto renale. 

I volontari del Sinodo Valdese di Torino, dopo averla conosciuta nell’ospedale in Libano, con l’aiuto dei delegati dell’Alto Commissariato dell’Onu per i profughi hanno contattato la Nefrologia pediatrica del Regina per proseguire la dialisi e portarla al trapianto di rene.  

 

L’OSPITALITÀ  

A luglio l’arrivo della ragazzina a Torino - i genitori e i sei fratelli sono ospitati in una casa della Diaconia valdese, per tutti è stato chiesto lo status di rifugiati -, accompagnata dai volontari del Sinodo: con la supervisione della dottoressa Licia Peruzzi, responsabile clinico del Trapianto Renale Pediatrico, sono stati effettuati tutti gli esami necessari; ora é iscritta alla lista nazionale di trapianto renale pediatrico e potrà essere chiamata in ogni momento per ricevere il trapianto, dalla prossima settimana. Un nuovo orizzonte per lei e per la sua famiglia, che verrà aiutata ad inserirsi in una città e in un Paese conosciuto. Prima ancora, fa presente Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola Valdese, «una bella storia di accoglienza che dovrebbe fare scuola».  

 

 

(Fonte: : www.La stampa.it)

 

 

Condividi su Facebook