Tra i pazienti trapiantati troppo basso lo screening dei tumori

 

Acuna SA, Sutradhar R, Camacho X, et al. Uptake of cancer screening tests among recipients of solid organ transplantation. Am J Transplant 2017 May 9. [Epub ahead of print].

Le persone sottoposte a trapianto sono a più elevato rischio di sviluppare neoplasie rispetto alla popolazione generale. Tuttavia, in questi pazienti, i tassi di screening oncologico non soddisfano le linee guida esistenti.

Lo sostiene uno studio pubblicato online sull’American Journal of Transplantation ad opera dei ricercatori dell’Istituto per le Scienze Cliniche Valutative dell’Ontario.

La ricerca ha esaminato i dati di 6.392 pazienti sottoposti trapianto di organi in Ontario tra il 1997 e il 2010.

Dai risultati emerge che, per lunghi periodi, la maggior parte dei trapiantati non si è sottoposta allo screening dei tumori. In particolare dei 6.392 pazienti sottoposti a trapianto di organi solidi, il 78% non è stato mai scrinato per il cancro del colon-retto, della cervice e del seno.

Ma l’aspetto sorprendente è che i pazienti che sono stati seguiti dal loro medico di famiglia avevano maggiori probabilità di essere sottoposti a tali controlli rispetto a quelli seguiti dallo specialista di riferimento del trapianto.

Eppure è ben noto fra i medici e i ricercatori che un programma di screening modulato, può portare alla rilevazione di un’eventuale forma neoplastica nelle fasi iniziali.

“Abbiamo alcune prove positive per la prestazione di test di screening nei pazienti sottoposti a trapianto e sebbene non abbiamo alcuna prova diretta dell’effetto del trattamento sugli esiti, è probabile che la diagnosi precoce porti a risultati migliori anche in questa popolazione” dice l’epidemiologo clinico Sergio Acuna, primo autore dello studio.

In Canada non ci sono linee guida specifiche rivolte ai trapiantati, le raccomandazioni per lo screening del cancro in questi pazienti rimandano, generalmente, alle linee guida per la popolazione generale, nonostante lo stato d’immunosoppressione a cui sono costretti che dovrebbe indurre ad aumentare le misure di sorveglianza.

“Molti pazienti, purtroppo, non considerano lo screening del cancro come una priorità, perché la loro principale preoccupazione è rivolta alle condizioni del trapianto; invece dovrebbero essere resi consapevoli dagli specialisti del trapianto di avere un rischio molto più elevato di sviluppare e morire di cancro rispetto alla popolazione generale”, sottolinea Acuna.

Secondo gli autori un’altra causa della scarsa propensione allo screening per il cancro è rappresentata dalle comorbilità o dalle condizioni aggiuntive, come le malattie cardiache e il diabete che distolgono l’attenzione dallo screening neoplastico.

Lo studio ha infatti evidenziato che i pazienti con più comorbilità avevano meno probabilità di essere avviati allo screening per il cancro.

In sostanza gli autori sottolineano che: “Anche se non esistono orientamenti specifici per la maggior parte dei tipi di trapianto di organi solidi, i pazienti e gli specialisti curanti del trapianto dovrebbero essere tutti maggiormente consapevoli che le linee guida per la screening del cancro della popolazione generale andrebbero a maggior ragione applicate ai pazienti trapiantati”.

N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT

 

(Fonte: : Trapianti.net)

 

 

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