Un’alternativa al trapianto di cuore per i pazienti con insufficienza cardiaca avanzata

 

Jakovljevic DG, Yacoub MH, Schueler S, et al. Left ventricular assist device as a bridge to recovery for patients with advanced heart failure. J Am Coll Cardiol 2017 69(15):1924-1933.

Nei pazienti con insufficienza cardiaca e scompenso in fase avanzata l’impianto del dispositivo di assistenza ventricolare sinistra (LVADs) migliora la capacità del muscolo cardiaco, allunga la sopravvivenza e migliora la qualità di vita.

È quanto emerge da uno studio osservazionale condotto in USA dai ricercatori della Newcastle University e pubblicato sul Journal of American College of Cardiology.

L’impianto del dispositivo ha consentito di ripristinare una funzione cardiaca quasi normale in alcuni pazienti con insufficienza cardiaca avanzata e resistenti alla terapia medica, compreso il supporto inotropo, con evidenze di fallimento multiorgano imprevisto o reale a causa della bassa uscita cardiaca, proponendo così la pompa meccanica come una valida alternativa al trapianto di cuore.

Secondo lo studio, una percentuale compresa tra il 5 e il 24% dei pazienti affetti da insufficienza cardiaca avanzata può recuperare una funzionalità cardiaca tale da consentire successivamente l’espianto del dispositivo e scongiurare l’eventualità del trapianto.

In dettaglio i ricercatori della Newcastle University hanno valutato se i pazienti sottoposti ad un protocollo di recupero della funzione cardiaca con il LVADs avrebbero potuto raggiungere una capacità funzionale cardiaca e fisica equivalenti a quelle dei controlli sani.

Sono stati esaminati i dati di 18 pazienti che avevano ricevuto un LVADs a flusso continuo, 16 pazienti recuperati dopo la rimozione di LVADs e 24 candidati al trapianto di cuore. Tutti i pazienti dei tre gruppi avevano capacità funzionali cardiache e fisiche nettamente inferiori rispetto ai controlli sani (97 pazienti).

Eppure 6 dei 16 pazienti (37,5%) hanno raggiunto miglioramenti tali da consentire la rimozione della pompa meccanica.

Questi hanno cioè recuperato una funzione cardiaca sovrapponibile ai controlli sani. Il tempo dalla rimozione del LVADs non è stato significativamente associato al rapporto tra il picco del consumo di ossigeno e la potenza cardiaca, suggerendo che il recupero della funzione cardiaca è sostenibile per parecchi anni dopo la rimozione del dispositivo di assistenza ventricolare.

D’altra parte altri studi avevano già rilevato che i pazienti trattati con LVAD mostrano un tasso significativamente più elevato di sopravvivenza insieme al miglioramento dello stato funzionale, un miglioramento della qualità della vita e una riduzione della depressione (Kiernan MS,et al. Preoperative determinants of quality of life and functional capacity response to left ventricular assist device therapy. J Card Fail, 2016).

Inoltre, non sembra esserci alcun aumento della mortalità associata ad un impianto tardivo di LVAD, questo malgrado un maggior numero di eventi avversi nel primo anno che si riducevano nel secondo anno (John R, et al. Improved survival and decreasing incidence of adverse events with the HeartMate II left ventricular assist device as bridge-to-transplant therapy. Ann Thorac Surg, 2008).

I ricercatori affermano che “è degno di nota il fatto che i pazienti con cardiomiopatia dilatativa e scompenso cardiaco in fase terminale, abbiano potuto recuperare la funzionalità cardiaca con l’uso attento e combinato di LVADs e terapia medica. Ciò significa che un numero importante di loro può raggiungere livelli funzionali equivalenti a quelli dei controlli sani”.

E, anche se il trapianto di cuore rimane il trattamento gold standard per i pazienti in così gravi condizioni, la domanda supera di molto l’offerta: quindi l’uso di dispositivi di supporto ventricolare sinistro (LVADs) si propone come una forma alternativa di terapia per tali pazienti.

N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT

 

(Fonte: : Trapianti.net)

 

 

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