Donare per riparare una vita

 

La splendida ragazza che vedete nella foto si chiama Alessandra Marcotti, ha 38 anni, vive a Milano. Scrive una mail a ritmo di rap. “Sono nata sotto una buona stella. Allegra. Piena di energia. Le cose negative succedono a tutti, è l’unica forma vera di democrazia. Mi hanno insegnato a non piangermi addosso, che fortuna. Un giorno capita un fatto strano alla mia vista. Iter folle di visite, esami. Sclerosi multipla. Sono allegra, piena di energia e ora anche malata”.

La sclerosi multipla è una malattia neurodegenerativa di cui non si conoscono le cause, non esiste una cura. Alessandra: “Ogni giorno puoi perdere qualcosa di te. Io per ora ho perso: parte del mio occhio sinistro, parte dei ricordi, parte delle parole. Ho conosciuto, intanto, persone incredibili. Ogni cosa che perdo è rimpiazzata da qualcosa o qualcuno che trovo”. Al principio ha scritto un diario della malattia. Ora è passato altro tempo: “Lei, la malattia, a volte fa proprio schifo. E’ insaziabile. Ti prende in giro quando si placa, torna più forte”.

Alessandra dona il suo liquor alla ricerca: “Io lavoro per questo. Un giorno scopriranno le cause di questa malattia e troveranno il modo per combatterla. Qualcuno guarirà anche grazie a ciò che ho donato io proprio come me che, oggi, posso godere di farmaci nuovi grazie a chi ha regalato ieri qualcosa di sé”. Donare qualcosa a qualcuno, formidabile tema. Farlo perché qualcuno che non sei tu possa stare meglio. Penso ai vaccini. Ai radicalismi menomati di rispetto per chi soffre. A quanto mi faceva paura, da bambina, quella tessera che mio padre portava nel portafogli. Aido. Cos’è papà? Una cosa per donare gli organi quando si muore perché qualcuno possa vivere. Quando si muore? Ma tu non muori, papà. No, io non muoio. Ora no, fra tantissimo tempo.

Sergio Vesconi, medico anestesista, mi chiede aiuto per incoraggiare la donazione di organi “che in Italia registra un’opposizione molto alta, cosa che impedisce i trapianti salvavita”. Cerco la legge. E’ assurda. Il silenzio assenso alla donazione di organi introdotto dalla legge 91 del 1999 non è attuato in Italia perché prevede che tutti i potenziali donatori, cioè tutti i viventi, siano interpellati da una notifica dell’ufficiale giudiziario.

Cioè bisognerebbe disporre che migliaia di ufficiali giudiziari ci suonassero alla porta e ci chiedessero se vogliamo mica donare il fegato, o la cornea o cosa. Poi uno dice il senso di realtà del legislatore. In altri paesi d’Europa il silenzio assenso funziona – Galles, Austria, Portogallo, Spagna – qui no. Però c’è una direttiva del Parlamento europeo, la 53 del 2010, recepita. La dichiarazione di assenso si può fare anche su carta bianca e darla alla Asl, al medico di famiglia, portarla nel portafogli con sé. Oppure si può dire all’anagrafe, per esempio quando si rinnova la carta d’identità. O ci si può iscrivere all’Aido. Ora ho capito, papà. Vado e lo faccio. Se vi sembra una buona idea salvare la vita a qualcuno quando non avrete altro da fare, da morti, fatelo anche voi. E se vi capita leggete “Riparare i viventi”, un libro bellissimo di Maylis de Kerangal che racconta una storia come questa meglio di me. Al limite, se per sfortuna non avete tempo di leggere, cercate il film.

 

 

(Fonte: : Concita De gregorio,Republica.it)

 

 

 

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