Riparare i viventi: un film da non perdere

 

Anche attraverso il lancio di un film si può fare informazione sui trapianti, sulla complessa rete di professionisti impegnati, sulle garanzie previste dalla legge e su come dichiarare la propria volontà in merito alla donazione di organi, tessuti e cellule.

Tratto dal romanzo omonimo di Mailys de Kerangal, uscito nel 2014 in Francia, Riparare i viventi approda nelle sale cinematografiche italiane narrando i dolori e le gioie che si celano dietro ad ogni trapianto, emozionando lo spettatore e raccontando fedelmente ciò che succede ogniqualvolta il gesto altruistico e generoso di un donatore o dei suoi familiari, riaccendono la speranza di una nuova vita.

Riparare i viventi ` la storia di un ragazzo vittima di un incidente stradale e di una donna affetta da una malattia cardiaca, uniti da un cuore donato che offre la possibilità di tornare a vivere.

“È un film che è una sorta di canto alla vita, che tocca tutti” –dichiara il direttore generale del Centro Nazionale Trapianti Alessandro Nanni Costa – “Paradossalmente tocca anche chi la vita la perde perché fino a quel momento ha vissuto intensamente una storia diversa; una storia che s’interrompe con un passaggio del testimone di questa vita e questo passaggio coinvolge, attraverso storie diverse, tutti quelli che si occupano della donazione e del trapianto, dai rianimatori ai chirurghi, dagli infermieri ai medici che si adoperano per scegliere il destinatario della donazione, per estendersi a tutte quelle figure professionali che rendono possibile questo straordinario evento”.

Un racconto dettagliato delle ore precedenti e successive il trapianto che, secondo Nanni Costa, ha il merito di narrarle non solo dal punto di vista tecnico ma anche e soprattutto dal punto di vista emotivo: “ un film didattico, che racconta la scienza, le emozioni, la vita e che, nel far capire realmente la complessità organizzativa e clinica di un trapianto, trasmette le profonde emozioni dei familiari e degli operatori che rendono possibile il miracolo dei trapianti ”.

Un miracolo che rende felici tutti: chi dona, chi riceve e tutti coloro impegnati nelle diverse fasi del processo perch®rave; sono consapevoli che la persona che riceve l’organo ha un’effettiva possibilità di essere curata.

“Per i familiari – aggiunge – ci sono molti dati che ci dicono che nel medio e lungo periodo sta molto meglio chi dà il consenso perché il dolore irreparabile del lutto viene finalizzato”.

Un lutto che viene affrontato dai medici nel colloquio con i familiari con la consapevolezza che al di là dell’esito occorre instaurare quella che Nanni Costa chiama “una relazione d’aiuto”.

 

“ Tutto questo viene descritto in maniera forte, ma è la realtà dei fatti e il film va visto per la sua capacità di raccontare le emozioni e perché è un canto alla vita“, conclude Nanni Costa.

Fonti:

(fonte: www.repubblica.it)

 

(fonte: www.ilfattoquotidiano.it)

 

(fonte: www.diregiovani.it)

 

 

 

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