Torino, un rene al posto della milza salva la bimba che non poteva bere

 

All’ospedale Molinette il primo trapianto al mondo dopo sei anni di dialisi

Nel periodo in cui i bambini pregustano i regali di Natale Roberta, la chiameremo così, ha già ricevuto il suo: un bicchiere d’acqua - il primo che ha potuto bere nei suoi sei anni di vita, vincolati alla dialisi e scanditi da una sete implacabile - seguito da molti altri. È così entusiasta della novità che, racconta con un sorriso il chirurgo Renato Romagnoli, ogni tanto riempie di acqua una siringa e se la “spara” in bocca. 

Da quando è nata ha potuto assumere solo quantità minime di liquidi, e solo quelli contenuti nel cibo, per evitare un sovraccarico idrico che i suoi reni malati non avrebbero potuto filtrare. Sempre alla voce “novità”, la possibilità di andare in bagno e fare pipì autonomamente: un’altra sensazione mai provata, e tuttora affrontata come una specie di avventura. 

 

L’intervento

 

Tutto questo da domenica scorsa. Perché la notte tra sabato e domenica all’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino si è svolto il trapianto che in sei ore le ha permesso di cominciare una nuova vita. Meglio: la vita che finora non aveva potuto vivere. Non un trapianto «ordinario» ma un intervento unico, il primo al mondo, dove la professionalità dei medici e le tecnologie si sono sposate con l’intuizione dell’équipe chirurgica e la giusta dose di fortuna. La fortuna è stata la disponibilità di un rene pediatrico, cioè di un bambino ma più grande di lei: quindi un organo di maggiori dimensioni, in grado di sostituire efficacemente quelli inservibili. Un rene compatibile, anche. L’intuizione, preceduta da un’analisi accurata ma messa alla prova sul tavolo operatorio, è consistita nella decisione di impiantare il nuovo organo non con la tecnica convenzionale - stante la complessa malformazione congenita dei vasi sanguigni addominali che nel 2014 aveva vanificato un primo trapianto -, ma a livello infra-addominale: collegandolo ai vasi della milza (asportata) lungo il loro decorso dietro al pancreas. L’uretere del rene trapiantato è stato poi impiantato direttamente sulla vescica.  

 

Diverse professionalità

 

«In quel momento il rene ha cominciato a lavorare», spiega Romagnoli, dell’équipe del professor Mauro Salizzoni, che ha gestito «la complessità chirurgica» con i chirurghi vascolari diretti dal dottor Maurizio Merlo e dall’équipe degli urologi del professor Paolo Gontero in stretta collaborazione con la dottoressa Licia Peruzzi e con gli anestesisti del dottor Pier Paolo Donadio. La particolare condizione immunologica della bambina, è stata gestita dall’Immunogenetica dei trapianti diretta dal professor Antonio Amoroso. Immediate le congratulazioni della sindaca di Torino, Chiara Appendino, e dell’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta. 

 

Trattandosi di un intervento rivoluzionario e improrogabile - sei anni di dialisi avevano “esaurito” le vene della bambina a cui collegarsi - , non poteva che mobilitare professionalità diverse unite da un comune obiettivo: regalarle un futuro. «Ora è in terapia intensiva, a breve sarà trasferita all’ospedale Regina Margherita - conclude Romagnoli -. Tra una decina di giorni potrà essere dimessa». Dopo tante pene, affrontate con coraggio, la attende una strada in discesa: «Senza la dialisi avrà un guadagno di crescita notevole, potrà affrontare serenamente la sua vita». E finalmente bere, a volontà

 

 

(fonte: La Stampa.it)

 

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