Definizione di “morte cerebrale”, il ruolo dei media

 

Lewis A, Caplan A. Brain death in the media. Transplantation 2016;100(5):e24. doi: 10.1097/TP.0000000000001147.

Una lettera apparsa su Transplantation ha affrontato il tema del ruolo dei media rispetto al tema della morte cerebrale.

La diagnosi di morte con criteri neurologici, nota anche come morte cerebrale, è giuridicamente equivalente alla morte con criteri cardiopolmonari, ovvero per arresto cardiocircolatorio. In entrambi i casi i soggetti che si trovano in queste condizioni sono potenziali donatori d’organi.

Tuttavia, precedenti studi dimostrano che c’è una differente accettazione della morte da parte dei familiari ed è più difficile ottenere il consenso alla donazione quando viene detto loro che il congiunto è in morte cerebrale.

In particolare, uno studio di Tessmer svolto in Brasile, ha dimostrato che anche quando si è manifestato in vita il desiderio di donare, l’80% dei familiari si dichiara d’accordo con la donazione se è stato detto loro che il membro della famiglia è morto, ma la percentuale scende al 63% quando si dice loro che il soggetto è cerebralmente morto (Tessmer CS, et al. Do people accept brain death as death? A study in Brazil. Prog Transplant. 2007).

Secondo gli autori questa discrepanza sarebbe correlata alla scarsa comprensione dell’irreversibilità della morte cerebrale e al fatto che la stessa sia funzionalmente sinonimo di morte cardiaca.

I ricercatori ritengono che i mezzi di comunicazione svolgano un ruolo importante nellèeducare il pubblico su argomenti di carattere medico e scientifico e che, anche per queste situazioni, possano avere un impatto sul comportamento delle persone e sul loro processo decisionale (Larsson A, et al. Medical messages in the media barriers and solutions to improving medical journalism. Health Expect. 2003).

A conferma di tutto questo, in una revisione di 519 articoli sui media americani che contenevano le parole “morte cerebrale”, Daoust e colleghi hanno evidenziato che la definizione di morte cerebrale veniva riportata solo nel 2,7% degli articoli, il 50% dei quali contenevano definizioni incomplete. Gli aspetti medico-legali della questione, inoltre, venivano affrontati solo nel 7,3% degli articoli; complessivamente la donazione degli organi dopo la morte cerebrale è stata citata solo nel 21% degli articoli (Daoust A, et al. Depictions of “brain death” in the media: medical and ethical implications. J Med Ethics. 2014).

Questo evidenze potrebbero essere imputabili al fatto che i giornalisti hanno difficoltà con la diffusione di informazioni mediche a causa della mancanza di tempo, per scarsa conoscenza, per mancanza di spazio e di fonti, pur sapendo che il pubblico si basa spesso su storie lette sui media per informarsi su un dato argomento.

Quando si verificano casi molto pubblicizzati di soggetti in morte cerebrale, come Jahi McMath e Marlise Muñoz, è importante rivolgersi a fonti esperte come medici, studiosi di etica, e soprattutto coordinatori al trapianto, i quali attraverso la stampa dovrebbero comunicare con il pubblico per fornire valide spiegazioni sugli aspetti clinici e legali della morte cerebrale (Bernat JL. Whither brain death? Am J Bioeth. 2014).

Per facilitare questa comunicazione, alcuni autori hanno proposto alle società scientifiche di fornire informazioni di aggiornamento anche online in modo che possano essere facilmente reperite dai mezzi di comunicazione (Larsson A, et al. Medical messages in the media barriers and solutions to improving medical journalism. Health Expect. 2003).

Ciò contribuirebbe a far circolare affidabili e dettagliate nozioni mediche verso il pubblico che sarebbero utili a una migliore comprensione di queste situazioni e a una maggiore presa di coscienza in tema di donazione.

La proposta non è generica ma indica anche gli aspetti specifici che andrebbero sottolineati: i criteri clinici della morte cerebrale e cui le condizioni necessarie per la valutazione (esame clinico, il test di apnea e, se necessario, lèuso di test ausiliari come descritto dalla American Academy of Neurology).

Bisognerebbe, poi, spiegare con chiarezza la differenza tra la morte cerebrale, uno stato vegetativo persistente, uno stato di coscienza minima e il coma.

E anche il fatto che la morte cerebrale è giuridicamente equivalente alla morte cardiaca e che ogni sostegno vitale viene comunque interrotto alla fine del periodo di accertamento previsto (Wijdicks EFM, et al. Evidence-based guideline update: determining brain death in adults: report of the Quality Standards Subcommittee of the American Academy of Neurology. Neurology. 2010).

Fornire una chiara spiegazione di questi aspetti ai giornalisti consentirebbe loro di essere più precisi nella comunicazione verso il pubblico e quindi una migliore comprensione pubblica del concetto di morte cerebrale che può portare ad un aumento dei tassi di donazione.

 

 

(fonte: Trapianti.net)Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del Centro nazionale trapianti)

 

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