TRAPIANTO DI CUORE E VAD, COSTI A CONFRONTO

 

Con la carenza di donatori a livello mondiale l'utilizzo del dispositivo di assistenza ventricolare VAD sta aumentando rapidamente sia come soluzione ponte in attesa del trapianto, sia come approccio terapeutico in selezionate categorie di pazienti per preservare la funzione cardiaca. D'altronde è evidente che il trapianto da solo non può far fronte a tutte le necessità e, anche ottimizzando i tassi di donazioni per milione di abitante, l'incremento sarebbe probabilmente dovuto a donatori anziani che in ogni caso non aumenterebbero molto la disponibilità di cuori trapiantabili. Quindi i cuori utilizzabili sembrano destinati a rimanere una risorsa limitata.

I costi del VAD sono, però, un motivo di preoccupazione per la spesa sanitaria. Infatti, anche se la tecnologia VAD è migliorata notevolmente nel corso degli ultimi due decenni, consentendo il trattamento definitivo di un più ampio sottogruppo di pazienti con insufficienza cardiaca, non ha raggiunto il punto in cui possa essere considerata equivalente al trapianto cardiaco e l'elevato costo finanziario di questa opzione di trattamento non può essere trascurato.

In questo studio retrospettivo australiano effettuato in un singolo centro sono stati valutati i costi relativi a 35 pazienti sottoposti a trapianto e di altri 33 a cui è stato impiantato un VAD. Le analisi si riferiscono ai costi reali generati in un arco di tre anni (2010-2012). In realtà i pazienti su cui sono stati calcolati i costi reali sono stati 52 in quanto 6 sono deceduti entro i dodici mesi (5 nel gruppo dei trapianti e 1 nel gruppo VAD), 6 sono stati trapiantati con supporto VAD inferiore a dodici mesi e di 4 pazienti non si è riusciti a fare l'analisi dei costi.

In ogni caso gli autori riferiscono che i costi complessivi per dodici mesi di cura sono stati di circa 411.000 dollari per ciascun paziente del gruppo VAD contro i 189.000 dollari per ciascun paziente trapiantato di cuore. La sola assistenza ospedaliera durante il ricovero costa quasi il doppio per un impianto VAD rispetto a un trapianto di cuore. A ciò si deve aggiungere che i successivi ricoveri nel gruppo VAD sono stati più frequenti e più costosi rispetto al gruppo trapianto di cuore e questo è dovuto, secondo gli autori, al fatto che il paziente in rapido deterioramento che richiede una terapia VAD è spesso più acuto di molti pazienti sottoposti a trapianto anche se questo aspetto è stato in qualche modo controbilanciato dal costo più elevato dei prodotti farmaceutici nel gruppo dei trapiantati.

Va tuttavia evidenziato che i costi associati al reperimento degli organi non sono stati inclusi nello studio, ovvero sono stati stimati i costi dell'equipe di prelievo ma non quelli del personale dedicato alla gestione del donatore, delle agenzie di coordinamento e di eventuali programmi di formazione e sensibilizzazione che gravitano intorno al procurement. In sostanza, le infrastrutture del sistema di reperimento che ciascun Paese crea per sostenere i trapianti sono un costo sociale aggiunto che non è stato incluso nello studio. Nonostante questo, gli autori affermano che, almeno nello loro esperienza, l'impianto di un VAD ha un costo gestionale annuale doppio rispetto al trapianto.

L'argomento rimane comunque controverso. Un precedente studio, nel quale erano sono stati inclusi anche i costi del procurement, quelli dei farmaci immunosoppressivi e della diagnostica strumentale del paziente trapiantato, ha evidenziato che anche se i costi iniziali dell'impianto di un VAD erano più alti, quelli complessivi risultavano parzialmente bilanciati (Patel SR, et al., Heart transplantation versus continuous flow left ventricular assist device: comprehensive cost at 1 year. J Cardiac Fail 2015).

Per contro, uno studio canadese ha rivelato che la probabilità che il VAD sia economicamente redditizio è influenzata dall'incidenza delle infezioni correlate, dai tempi di attesa di trapianto e dall'età avanzata dei riceventi (Alba AC, et al. Cost-effectiveness of ventricular assist device therapy as a bridge to transplantation compared with nonbridged cardiac recipients. Circulation 2013).
La realtà, secondo gli autori, è che la costo-efficacia di qualsiasi trattamento di solito viene valutata considerando anche gli anni di vita guadagnati per cui non conta solo il beneficio di sopravvivenza, ma anche la qualità della vita. Non si può quindi non riconoscere che il trapianto offre una qualità di vita migliore rispetto al VAD ma rimane una fonte limitata e non tutti i pazienti sono candidabili.

Al contrario, l'offerta di VAD è, potenzialmente, senza limiti e il pool di pazienti si sta espandendo rapidamente perché la tecnologia è migliorata. Ed è per questo che i costi del VAD diventano un fattore determinante nell'approccio dei pazienti cardiopatici. Quindi se si vuole rendere questa opzione di trattamento una valida alternativa di grandi proporzioni per le insufficienze cardiache, bisogna che il costo del dispositivo di assistenza ventricolare venga sostanzialmente ridotto. è probabile che questo avverrà, con il continuo miglioramento dei risultati e la riduzione delle complicanze come è già avvenuto nel corso degli ultimi due decenni. Tuttavia, al momento, rimane un'opzione di trattamento costosa a fronte di un pool in espansione di destinatari.

 

(fonte: Marasco SF, Summerhayes R, Quayle M, Luthe M, et al., Cost comparison of heart transplant vs. left ventricular assist device therapy at one year. Clin Transplant. 2016; 30(5): 598-605)

 

N.B. Le news sono un riassunto fedele dell'articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del Centro Nazionale Trapianti

 

(fonte: Trapianti.net)

 

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