FAR VIAGGIARE I DONATORI COSTA MENO E PROCURA PIÙ ORGANI

 

Già nel 2014 i ricercatori della Scuola di Medicina della Washington University avevano fatto un preliminare bilancio sui vantaggi dello spostamento dei donatori in morte cerebrale dagli ospedali di primo ricovero ai centri dedicati. Oggi, dati alla mano, gli stessi autori affermano con chiarezza che il prelievo degli organi da donatore cadavere costa molto meno e aumenta la qualità dei trapianti, quando i soggetti in morte cerebrale vengono spostati dall'ospedale di ricovero a una struttura indipendente e dedicata alla loro gestione. Lo ribadisce il dottor Doyle in uno studio pubblicato sul Journal of American College of Surgeons.

Tradizionalmente, quando la famiglia di una persona dichiarata deceduta acconsente al prelievo degli organi, il mantenimento del supporto vitale, necessario a mantenere gli organi in condizioni ottimali per il trapianto, avviene nell'ospedale dove si trova il donatore, fino a quando i chirurghi non effettuano il prelievo degli stessi.
Dopo aver ottenuto il consenso alla donazione, le 58 Organ Procurement Organizations (OPOs) si fanno carico, ognuna per l'area di propria competenza, di tutti i costi ospedalieri legati al donatore, compreso il supporto nel reparto di terapia intensiva (ICU), la diagnostica per determinare la qualità dei donatori e dei singoli organi, la sala operatoria e quant'altro necessario ai fini del prelievo. "Questo nuovo processo di spostamento e gestione dei donatori in strutture dedicate esterne all'ospedale, oltre che essere più efficiente in termini di qualità e di resa, riduce anche la pressione negli ospedali, dove si rischia che una qualsiasi emergenza possa ritardare le operazioni di prelievo", spiega Doyle. Non vi è infatti è alcuna possibilità che un paziente traumatizzato possa arrivare in emergenza e ritardare le operazioni delle equipe di prelievo in queste strutture dedicate.

Anche se l'idea di un centro di questo tipo risale al 2001, la prima struttura di questo genere è stata istituita nel 2008 a St. Louis ed è attrezzata di tutto: ha una terapia intensiva, due sale operatorie, servizi di laboratorio, una sala per il cateterismo cardiaco e, soprattutto, personale infermieristico di terapia intensiva appositamente addestrato alla gestione del donatore. Tutta la diagnostica viene digitalizzata per facilitare la consultazione a distanza da parte dei consulenti.
Il tutto è gestito dalla Mid-America Transplant (ex Mid America Transplant Services), un'organizzazione senza scopo di lucro che accoglie donatori da qualsiasi ospedale del Missouri orientale, del sud dell'Illinois e del nord-est dell'Arkansas.

Per determinare l'efficacia di queste strutture, sono stati valutati i dati di sei anni, partendo proprio dal primo impianto autonomo specificatamente concepito per l'accoglienza dei donatori. Lo studio ha coinvolto 963 donatori di organi dal 2009 al 2014. Di questi, 766 sono stati trasferiti per via aerea o terrestre presso il centro Mid-America subito dopo la dichiarazione di morte cerebrale. Per gli altri 197 donatori, il trasferimento non stato possibile in quanto deceduti per arresto cardiocircolatorio (DCD). I prelievi sono stati quindi effettuati negli ospedali di origine.
Nell'analisi i ricercatori hanno confrontato i donatori trasferiti con 84 donatori di morte cerebrale non trasferiti. I costi di gestione dei donatori trasferiti presso la struttura dedicata sono risultati la metà di quanto hanno pagato le OPOs agli ospedali per quelli non trasferiti. Nel dettaglio i ricercatori riferiscono che il costo medio di un donatore gestito presso le strutture dedicate è stato di 16.153 dollari compreso il trasporto, il mantenimento e il personale, a fronte di un costo di 33.161 dollari per i donatori rimasti in ospedale.

"Inoltre l'impiego di infermieri esperti, che riduce la necessità di medici in loco, aiuta ad abbattere i costi", ha detto il dottor Doyle. Ai notevoli risparmi economici che il sistema permette, va aggiunto il miglioramento della resa metrica per organo, ovvero il rapporto tra quanto osservato e i numeri attesi di organi trapiantati sulla base dell'esperienza nazionale con donatori simili.

Il numero medio di organi prelevati in queste strutture è stato di 3,4 per ogni donatore, a fronte di una media di 2,7 organi prelevati nei donatori rimasti in ospedale. Gli autori attribuiscono questa non trascurabile differenza in parte alla possibilità di accesso h/24 alla diagnostica (tecnologie di imaging e di laboratorio), ma in gran parte alla specifica preparazione che il personale infermieristico ha ricevuto nel massimizzare le prestazioni del cuore e dei polmoni. Tanto che per i donatori standard il rendimento di organi per ciascun donatore è superiore anche alla media nazionale (3,9 contro 3,7).
"Si tratta di un dato molto rilevante perché una resa maggiore di organi per ciascun donatore permette di salvare molte più vite, soprattutto se pensiamo che negli Stati Uniti ogni giorno circa 22 persone muoiono in attesa di un organo", sottolinea Doyle.
"Attraverso questa ricerca crediamo di aver dimostrato che questo nuovo approccio è davvero il modo migliore per massimizzare il numero di organi potenzialmente disponibili da ciascun donatore". Anche se una maggiore efficienza e una riduzione dei costi erano i principali obiettivi della creazione di questi centri, lo studio ha dimostrato che il processo è anche più veloce nel restituire il corpo alle famiglie. L'esperienza del Centro di St. Louis è servita da modello per strutture simili: ora ci sono, infatti, centri analoghi in Colorado, Pennsylvania e Michigan, ma visti i grandi vantaggi che tali strutture procurano, gli autori auspicano una loro espansione su larga scala.

 

(fonte: Trapianti.net)

 

 

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