LA RAGAZZA DEI 3 CUORI, PRIMA AL MONDO A CUI È STATO IMPIANTATO UN CUORE ARTIFICIALE

 

Veronica ha 16 anni, il sorriso dolce, lunghi capelli neri e gli occhi che sprizzano gioia. E se non fosse che è proprio lei a raccontarlo scherzandoci su, non crederesti mai che sia reduce da un doppio trapianto di cuore. Si, perché Veronica Virgili, che vive a Ferentino, vicino a Frosinone, è la prima ragazza al mondo a cui è stato impiantato un cuore artificiale. Una operazione mai eseguita finora su un paziente pediatrico, realizzata dal dottor Antonio Amodeo, responsabile Ecmo (respirazione extracorporea) e Assistenza meccanica cardiorespiratoria dell'Ospedale Bambino Gesù di Roma.

L'eccezionale intervento si è reso necessario perché Veronica, affetta da miocardiopatia dilatativa severa (patologia del muscolo cardiaco che non si contrae nel giusto modo), non sarebbe vissuta un giorno di più nell'attesa del cuore di un donatore. «Veronica era a rischio di vita e andava messa in sicurezza», ci spiega il dottor Antonio Amodeo. «Per questo le abbiamo impiantato il nuovo dispositivo meccanico chiamato Heart Mate 3.
L'intervento è stato eseguito come "soluzione ponte" il 7 gennaio. E dopo quattro giorni, resosi disponibile finalmente un cuore compatibile, la ragazza è stata trapiantata nuovamente. L'Heart Mate 3 funziona grazie a una pompa centrifuga a levitazione magnetica che mantiene il rotore sospeso, impedendogli di entrare in contatto con altre parti meccaniche. Questo impedisce ai globuli rossi di danneggiarsi durante il passaggio del sangue nel dispositivo ed evita l'attrito delle parti meccaniche tra loro. Prevenendo l'usura del dispositivo.

Veronica è una ragazza incredibile, mai visto un paziente riprendersi così presto e bene. Ora potrà fare una vita normale, sottoponendosi a periodici controlli». Veronica, infatti, ha già fatto progetti per riprendersi la sua vita. Subito dopo Pasqua dovrebbe tornare a casa e poi a scuola per finire l'istituto per acconciatori ed estetisti che sta frequentando. E vuole tornare a nuotare e prendere il brevetto per insegnare Aquagym. «Vorrei anche prendere quello di sub, adoro il mare e potrei farlo perché i miei polmoni sono sani», rivela Veronica, che a Roma è ospite con mamma Sara di Casa Amàca, onlus di accoglienza per famiglie, mentre a Ferentino l'aspettano papà Sandro, titolare di una impresa idraulica e il fratello Riccardo di 11 anni.
«A giugno, inoltre, devo andare al concerto di Laura Pausini. Ho comprato i biglietti prima del ricovero. Ma ora per motivi di salute non posso più stare in mezzo a tanta gente e per assistere al concerto a Roma dovrei avere un posto in prima fila, con i disabili. L'ho chiesto, chissà se Laura mi accontenta? Magari riesco anche a conoscerla».

Parla con entusiasmo Veronica. E racconta che lei, il sorriso, non l'ha perso neppure nei momenti peggiori. «lo sono sempre stata una sportiva. Volevo diventare bagnino, da due anni nuotavo in agonistica. A novembre all'improvviso ho cominciato a sentirmi debole, respiravo male, faticavo anche ad andare dalla mia camera al bagno. Il medico di famiglia disse che era una bronchite. Mi diede una cura antibiotica, finita la quale però stavo ancora peggio. Feci una lastra, sembrava che la bronchite fosse diventata polmonite, mi furono prescritte dodici iniezioni fortissime. Ma io stavo sempre peggio, andavo in apnea di continuo, la notte non dormivo, non stavo in piedi, ero dimagrita di 10 chili in 15 giorni. All'ospedale di Frosinone un ecocardiogramma il 9 dicembre rivelò che la situazione era grave e mi mandarono d'urgenza a Roma. Al Bambin Gesù mi diagnosticarono una miocardiopatia dilatativa severa dicendomi che nel 50 per cento dei casi avrei dovuto subire un trapianto di cuore. Io ho sperato tanto nel restante 50 per cento di probabilità, ma poi quando la situazione si rivelò disperata, mi dissi ok, lo affronterò, non posso morire a 16 anni perché il mio cuore non funziona. Sono più forte io».

Cosi, il 24 dicembre Veronica è entrata in lista per ricevere un cuore, ma la situazione è precipitata e il 7 gennaio si è reso necessario fuso del cuore artificiale in attesa dell'organo umano, che è arrivato l'11 gennaio e ha riportato in chirurgia Veronica per un nuovo trapianto. «E sempre stata lei a dare coraggio a tutta la famiglia», dice mamma Sara della figlia. «Se qualcuno andava in ospedale a trovarla con lo sguardo triste o le lacrime agli occhi lei lo sgridava: "Qui non c'è nessun morto da piangere". Per noi genitori è stato un colpo durissimo, non si può spiegare. Veronica è stata stupenda, come tutta l'équipe che ci ha seguito. Ha avuto una ripresa velocissima, si è rimessa in piedi dopo tre giorni dall'intervento e il primo febbraio è stata dimessa».

Ma come viene la miocardiopatia dilatativa, ci sono campanelli d'allarme? «Purtroppo no», risponde il dottor Amodeo. «A volte è di natura virale, quella di Veronica è invece di natura non determinata, senza sintomi, può colpire a ogni età all'improvviso. Ma per fortuna è molto rara». Veronica è riuscita anche a realizzare il sogno di incontrare il Papa. «Si, pochi giorni dopo le dimissioni, a un'udienza in piazza San Pietro. è stata una grande emozione. Francesco mi ha preso il viso tra le mani, mi ha guardato con gli occhi pieni di amore e regalato un rosario benedetto. Lo terrò sempre con me. Sono sicura, sono viva perché qualcuno da lassù mi ha protetto".

 

(fonte: Elena Oddino, Gente)

 

 

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