TARANTO. PERDONO LA FIGLIA DI OTTO MESI MA SALVANO ALTRI TRE NEONATI DONANDO I SUOI ORGANI

 

Il numero di donazioni d'organi in Puglia è ancora basso. Solo il 10,4 per milione di abitanti, contro la media nazionale di poco più del 19. Da Taranto però arriva una storia che, nel dolore, regala speranza. Due genitori giovanissimi, 23 anni lui e 21 lei, hanno acconsentito alla donazione degli organi della loro prima bimba, otto mesi appena, malata dalla nascita e deceduta all'ospedale cittadino Santissima Annunziata.
La piccola è giunta in pronto soccorso con seri problemi respiratori ed è stata subito condotta in Rianimazione. Se ne è constatato il decesso e per le sei ore successive la situazione è stata monitorata. Poi l'ok al prelievo d'organi da parte dei genitori.

Per 48 ore una equipe di medici ed infermieri, circa 200 persone, ha lavorato senza sosta, a turno, portando alla luce, da un corpicino di appena cinque chili, il cuore, in primis, poi fegato e infine intestino. Il nosocomio cittadino vive in estrema continenza. Dove non sono arrivati i macchinari d'avanguardia però, ha vinto l'amore e la professionalità dei medici tarantini, guidati dal dottor Pasquale Massimilla, responsabile dell'Unità trapianti del reparto di Rianimazione dell'ospedale ionico e coordinati dal dottor Michele Lonoce, direttore medico del nosocomio di Castellaneta.

Gli organi sono stati prelevati coadiuvando medici proventi da tutta Italia, atterrati all'aeroporto di Grottaglie (aperto al traffico passeggeri per l'occasione, ndr). Tutto è stato possibile grazie alla sinergia tra la Asl di Taranto, il coordinamento trapianti regionale e quello nazionale. Così tre neonati di Bologna, Padova e Bergamo hanno ripreso a vivere. Gli interventi di reimpianto sono perfettamente riusciti. Si tratta di operazioni fuori dal comune su pazienti di pochi mesi. «Abbiamo voluto che si rendesse pubblica questa storia - ha spiegato il direttore della Asl, Stefano Rossi - per rendere merito a questi genitori che hanno compiuto un gesto eccezionale, che speriamo venga emulato in Puglia e altrove». (Marina Luzzi)

 

(fonte: Avvenire)

 

 

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