"ADERISCO PERCHÉ", PRIMA CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE SULL'ADERENZA ALLE TERAPIE RIVOLTA AI PAZIENTI TRAPIANTATI D'ORGANO E ALLE LORO FAMIGLIE

 

Il dono di un organo è un indicibile gesto di solidarietà, ma questo straordinario regalo richiede attenzione e cura da parte di chi lo riceve. Per "tornare davvero a vivere" dopo un trapianto e soprattutto avere una lunga prospettiva di vita, la chiave è l'aderenza alle terapie prescritte. Gli studi evidenziano, infatti, che una scarsa aderenza alla terapia immunosoppressiva è una delle principali cause di non efficacia delle cure ed è associata ad un aumentato rischio di morbilità, mortalità e, nel caso di trapianto d'organo, al rischio di rigetto e perdita dell'organo. Aderire alla terapia è un patto d'alleanza con il proprio medico, ma soprattutto una sfida quotidiana con se stessi. "Aderisco Perché", patrocinata da Aido - Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule, Aned - Associazione Nazionale Emodializzati Dialisi e Trapianto, EpaC Onlus, Sin - Società Italiana di Nefrologia e Sito - Società Italiana di Trapianti d'Organo, e realizzata grazie al supporto di Astellas, è la prima campagna di sensibilizzazione sul valore dell'aderenza alle terapie rivolta ai pazienti trapiantati e alle loro famiglie.

"Aderisco perché lo devo a chi mi vuole bene", "Aderisco perché viaggiare è la mia passione", e "Aderisco perché posso continuare ad essere me stesso"... sono solo alcune delle motivazioni che spingono ad assumere correttamente le terapie Marianna, Giuseppe, Marco, Francesco ed Eugenio, i cinque testimonial del libro "Aderisco Perché - Storie vissute per chi ha una storia ancora tutta da vivere", ideato e pensato per aiutare i pazienti trapiantati a seguire con costanza e determinazione il percorso di cura. Uno strumento per condividere emotivamente esperienze di vita nel post-trapianto e per far emergere i motivi che spingono i pazienti con forza ad aderire. Il libro verrà distribuito dalle Associazioni promotrici della campagna, Aido, Aned e EpaC Onlus, oltre che dalle Società Scientifiche, Sin e Sito, all'interno dei Centri di Trapianto e dei Reparti di Nefrologia.

In Italia, nonostante l'aumento del numero di donatori d'organo, superiori del 25% rispetto alla media europea, l'aumento del numero di organi trapiantati, pari a 3.135 contro i 3.068 dell'anno precedente e la diminuzione significativa del tempo di attesa per un trapianto, rimane comunque di fondamentale importanza far comprendere ai pazienti e alle loro famiglie il valore della terapia post trapianto e della corretta e regolare assunzione per ottenere il successo clinico. Molteplici sono le cause alla base della non aderenza terapeutica (socio-economiche, personali, ambientali), in parte da ascriversi al paziente che spesso ha una scarsa consapevolezza e percezione della propria malattia, in parte da attribuire agli operatori sanitari che a volte non forniscono gli strumenti idonei ai pazienti affinché questi ultimi siano messi in grado di attuare un self care corretto e convinto.

Accanto alla giusta informazione, la semplificazione dello schema terapeutico è fondamentale. Sono recentemente state sviluppate nuove formulazioni che permettono la monosomministrazione giornaliera, questo non solo semplifica la terapia ma aumenta la motivazione perché riduce la possibilità di errore e potenzia la fiducia del paziente. La semplificazione terapeutica, la condivisione delle esperienze e un patto di mutua fiducia medico-paziente rappresentano stimoli decisivi per non compromettere gli esiti clinici del trapianto e le prospettive di vita.

La donazione di organi, post-mortem e da vivente, è un gesto volontario di enorme solidarietà. è come restituire la vita a qualcun'altro. L'Italia a livello europeo si colloca al secondo posto, dopo la Spagna, per numero di donatori d'organo, ma è importante continuare l'opera di sensibilizzazione e informazione sul tema della donazione tra l'opinione pubblica, i pazienti in lista d'attesa e le loro famiglie. «L'informazione - sottolinea Vincenzo Passarelli, presidente Aido - riveste un ruolo importante perché serve a superare paure e pregiudizi che di solito, accompagnandosi a sfiducia e timori di diverso ordine, creano diffidenza verso la donazione. è necessario stimolare la discussione su questo tema tanto importante e lavorare su quelle persone che non sono di per sé contrarie ma nemmeno sufficientemente informate e, quindi, decise».

 

 

 

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