DALL'AFRICA UN INDIZIO PER COMBATTERE IL RIGETTO D'ORGANO

 

Un esame dei geni del sistema immunitario di due gruppi etnici dell'Africa meridionale, i Khoi e i San o Khoe-San, ha rivelato un nuovo tipo di mutazione genica che, secondo i ricercatori della Scuola di Medicina dell'Università di Stanford, rappresenta la variante che ha contribuito alla nascita di bambini più sani. I risultati giungono da un ampio studio portato avanti di Peter Parham, professore di biologia strutturale, microbiologia e immunologia alla Stanford University, condotto per comprendere come i geni del sistema immunitario siano implicati nel rigetto d'organo.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista PLoS Genetics e rappresenta un punto fermo della ricerca immunologica in queste popolazioni visto che, sinora, solo una manciata di studi ha indagato la funzione dei geni del sistema immunitario nelle popolazioni africane. "Finora abbiamo probabilmente sottovalutato l'ampiezza delle variazione del sistema immunitario umano", afferma Parham, "così siamo stati entusiasti d'indagare i Khoe-San, una popolazione già nota per l'enorme diversità genetica".

Le mutazioni sono varianti che possono alterare i geni in tanti modi. Una mutazione può non avere alcun effetto sul funzionamento di un gene, può cambiarne la funzionalità in modo minore o maggiore, oppure può distruggere completamente la sua normale funzione. I genetisti non avevano mai assistito a questo tipo di mutazione, affermano i ricercatori. La mutazione osservata agisce infatti in due modi, simultaneamente: spegne una funzione e ne accende un'altra, molto simile a un interruttore, estromettendo il gene dalla sua naturale mansione.

Le popolazioni Khoe-San, note per il ticchettio inusuale dei suoni della loro lingua, hanno insolitamente un'alta diversità genetica: "è una delle più antiche popolazioni di esseri umani esistenti sulla terra e, con questa varietà genetica, rappresenta un riferimento unico per cercare geni umani inusuali", ha spiegato il co-autore Paul Norman. I geni HLA sono i più variabili del genoma. Così Parham ha cercato di misurare la quantità di geni HLA che variano all'interno e tra le popolazioni di tutto il mondo. Se si analizza la popolazione della Bay Area di San Francisco, ad esempio, si trovano centinaia di varianti, perché gli abitanti giungono da tutto il mondo. Ma quello che si può osservare nelle popolazioni Khoe-San non ha eguali avendo constatato che ci sono 10 o 11 variazioni di uno solo di questi geni.

Ma quali ricadute cliniche si possono avere da questa scoperta? Per capirne la portata è necessario aver presente come funziona il sistema immunitario. In particolare, per riconoscere le proteine HLA, le cellule Natural Killer distribuiscono recettori chiamati immunoglobulin-like receptors o KIRs che si legano alle proteine HLA estranee. Nella maggior parte delle persone al mondo, un tipo di recettore KIR si lega alle proteine di superficie cellulare HLA C2 e un altro tipo si lega alle proteine HLA C1.
La differenza tra i due tipi di proteine è critica: se si è affetti da un'infezione, è desiderabile che le cellule NK si attacchino alle molecole C2, ma se si ha in grembo un bambino assolutamente no. Questo perché le cellule NK speciali dell'utero svolgono un ruolo importante nella riproduzione regolando l'afflusso di sangue all'embrione. Le cellule NK sono infatti coinvolte all'inizio della gravidanza per aiutare lo sviluppo dei vasi sanguigni materni nella placenta, dove possono fornire molto più sangue per l'embrione in via di sviluppo.

La placenta è appunto l'interfaccia tra l'embrione e la madre. All'inizio della gravidanza, quando la placenta si sta formando, le cellule NK della madre si legano alle cellule placentari dell'embrione. Talvolta, la madre non ha il gene per la proteina C2 ma l'embrione sì, avendolo ricevuto dal padre. In questo caso, le cellule NK della madre attaccano le cellule marcate C2 portando a una placenta poco formata che fornisce insufficiente sangue al feto, un problema comune che è anche associato a pericolosi stati ipertensivi ovvero di pre-eclampsia nella madre.

Lo stesso meccanismo si attiva con il trapianto. Il sistema immunitario del ricevente riconosce il rene estraneo proprio dalle sue proteine HLA di superficie spingendo le cellule natural killer ad attaccare l'organo trapiantato. Questo perché le cellule immunitarie hanno la capacità innata di rispondere con grande specificità ad altre molecole estranee e quello che hanno osservato i ricercatori è che la nuova versione del gene KIR non lega più con la proteina C2 ma è mutato passando al legame C1. Questa piccola e apparentemente insignificante mutazione può invece invertire radicalmente la specificità di un recettore favorendo la nascita di bambini più sani e riducendo drasticamente il rischio di rigetto nei trapianti d'organo.

 

(fonte: Trapianti.net)

 

 

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