DAL MONDO DEI TRAPIANTI UNA POSSIBILE ARMA CONTRO L'ALZHEIMER

 

I farmaci per prevenire il rigetto assunti dai pazienti che hanno ricevuto il trapianto di organi potrebbero offrire una protezione dalla malattia di Alzheimer. è quanto affermano i ricercatori italiani della University of Texas Medical Branch (UTMB) in uno studio pubblicato sul Journal of Alzheimer's Disease. La malattia di Alzheimer è una malattia neurodegenerativa associata all'età ed è la sesta causa di morte negli Stati Uniti. Secondo l'Associazione Alzheimer, delle prime 10 cause di morte nel Paese, questa condizione è l'unica che attualmente non può essere impedita, curata o rallentata. L'evidenza sperimentale astratta suggerisce che la calcineurina (una proteina con attività fosfatasica) medi l'azione della proteina beta-amiloide (amiloide-β) che si pensa essere la responsabile del declino cognitivo iniziale nella malattia di Alzheimer. Il processo distruttivo è causato da aggregazioni in ammassi che alterano le comunicazioni tra le sinapsi cerebrali.

Tuttavia, fino ad ora, non vi era stata evidenza che l'inibizione della calcineurina potesse impedire l'insorgenza dell'Alzheimer nell'uomo. In questo studio si riferisce per la prima volta che gli individui cronicamente trattati con inibitori della calcineurina hanno un'incidenza significativamente più bassa di Alzheimer e/o demenza, rispetto alla popolazione generale. I ricercatori hanno analizzato 2644 cartelle cliniche di pazienti che hanno ricevuto trapianti di organi, per i quali è stato monitorato e registrato ogni segno di deterioramento cognitivo o di demenza. I partecipanti sono stati quindi divisi in gruppi sulla base dell'età (al momento dell'ultima visita o del decesso), dell'etnia e del sesso. Dei 2644 pazienti, otto (due di età inferiore ai 65 anni, cinque di età compresa tra 65 e 74 anni e uno di età compresa tra 75 e 84 anni) mostravano segni di demenza.

I ricercatori hanno poi confrontato i loro risultati con i dati ottenuti per i pazienti di pari età forniti dall'Associazione Alzheimer al fine di confrontare la prevalenza della malattia tra i partecipanti allo studio e la popolazione in generale. "La malattia di Alzheimer è molto meno diffusa tra i pazienti sottoposti a trapianto e i dati dimostrano chiaramente che la prevalenza di demenza e morbo di Alzheimer nel nostro gruppo di pazienti trapiantati è significativamente inferiore, praticamente quasi assente, rispetto ai dati nazionali della popolazione generale", riferisce Luca Cicalese, primo autore dello studio. La condizione di demenza veniva riscontrata nell'11% della popolazione generale (soggetti di età superiore ai 65 anni) e solo nell'1,02% dei soggetti trapiantati in studio (di pari età). Allo stesso modo, il 15,3% della popolazione americana con più di 75 anni presentava il morbo di Alzheimer rispetto allo 0,6% dei partecipanti allo studio.

Studi su modello murino hanno già dimostrato che gli inibitori della calcineurina sono in grado di ripristinare la funzione di memoria, il che suggerisce che questo potrebbe rappresentare una strategia per prevenire il morbo di Alzheimer. Indubbiamente sarà problematico indagare quanto il trattamento con gli inibitori della calcineurina indebolisca anche il sistema immunitario. E per questo sono necessari ulteriori studi. Ma quanto osservato dai ricercatori fa ipotizzare di poter utilizzare gli inibitori della calcineurina come trattamento per la malattia di Alzheimer. Se questo dovesse essere confermato in ulteriori studi specifici sull'uomo, si tratterebbe dell'ennesima dimostrazione di come la ricerca sui trapianti possa avere ricadute positive su molte altre condizioni cliniche.

Bibliografia. Taglialatela G, Rastellini C, Cicalese L. Reduced incidence of dementia in solid organ transplant patients treated with calcineurin inhibitors. Journal of Alzheimer's Disease 2015; DOI: 10.3233/JAD-150065.

 

(fonte: Trapianti.net)

 

 

 

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