INCENTIVI ALLA DONAZIONE DA VIVENTE, IL DIBATTITO SI ALLARGA

 

Da quando le liste di attesa per trapianto di rene hanno cominciato a crescere in maniera esponenziale in tutto il mondo si è aperto un vivace dibattito etico sulla possibilità di fornire incentivi per le donazioni da vivente. Alcuni sostengono che gli incentivi potrebbero portare allo sfruttamento di soggetti finanziariamente più vulnerabili, scoraggiando anche le donazioni altruistiche che costituiscono la base delle motivazioni attuali. Altri ritengono, invece, che provvedimenti di rimborso o ricompense giustificabili, siano da considerarsi forme legittime di sostegno ai donatori che potrebbero ridurre il gap tra domanda e offerta.

Finora l'argomento è stato dibattuto e confinato a contesti scientifici, workshop o convegni riservati agli operatori del settore, ma ora uno studio australiano, condotto da Allison Tongh, nefrologa presso l'Università di Sydney, e dai suoi colleghi, ha voluto interpellare e coinvolgere sul tema anche l'opinione pubblica. I ricercatori hanno condotto 12 focus group con 113 partecipanti che sono stati reclutati tra i cittadini di tre stati australiani e i cui risultati sono stati pubblicati sul Clinical Journal of American Society of Nephrology. In sostanza i partecipanti hanno considerato i rimborsi o le eventuali ricompense giustificabili, e, se relativi ai costi strettamente legati alla donazione, misure legittime di sostegno ai donatori. Diversamente, ogni forma di pagamento che va oltre il semplice rimborso è stata considerata moralmente riprovevole e potenzialmente lesiva dei valori di dignità umana, di equità e di altruismo con la concreta possibilità di aprire la strada al mercimonio del corpo e allo sfruttamento.

I cittadini arruolati nello studio non solo si sono espressi con molta chiarezza ma hanno compreso bene la portata del delicato argomento tanto da sottolineare che l'indennizzo regolamentato potrebbe essere una strategia difendibile per aumentare i tassi di donazione, a condizione, però, che ci siano meccanismi chiari di sorveglianza a protezione dello sfruttamento dei donatori. Secondo gli autori "i risultati suggeriscono che ci potrebbe essere una forte resistenza pubblica alle politiche di sostegno agli incentivi finanziari per donatori viventi di rene, mentre affrontare la rimozione dei disincentivi sarebbe molto più accettabile per il pubblico in generale".
Dato che i programmi di donazione di rene da vivente dipendono dalla spontanea volontà di ogni singolo cittadino che sceglie di farsi avanti per donare, secondo Allison Tongh, l'opinione pubblica ha la sua importanza: pertanto i cittadini dovrebbero essere attivamente coinvolti nella discussione in corso.

 

(fonte: Trapianti.net)

 

 

 

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