IL "TRAPIANTO SAMARITANO": QUALCOSA DI NUOVO E DI BUONO

di Giovanni Del Missier, Accademia Alfonsiana (Roma)

 

Con comprensibile soddisfazione e motivato entusiasmo il 10 aprile 2015 il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha dato notizia della prima donazione samaritana di rene. Essa «ha innescato una catena di trapianti che ha portato sei persone ad avere un'opportunità di vita. Un esempio da portare dentro di noi». Si tratta di un evento di alto valore morale, molto significativo soprattutto nella cultura odierna, segnata da individualismo e da indifferenza sociale. Per questo merita un dettagliato approfondimento.
Per donazione samaritana (Lc 10,29-37) s'intende la disponibilità di una persona vivente, priva di legami affettivi con il ricevente, a donare un proprio organo, senza altra motivazione che il gesto altruistico, solidale e gratuito. A ciò si è aggiunta la modalità del trapianto incrociato, che ha permesso a sei pazienti di ricevere un organo funzionale e compatibile, grazie ai parenti disponibili alla donazione, ma biologicamente incompatibili con il proprio congiunto.

A parte la complessità organizzativa dell'operazione, dal punto di vista etico esso andrà considerato sulla base dei principi solitamente impiegati per la valutazione del trapianto da vivente. Lo si potrà cioè giustificare in nome del principio di solidarietà, attenendosi rigorosamente ai criteri di non lesività, proporzionalità, consapevolezza, libertà e gratuità: «Il trapianto di organi è conforme alla legge morale se i danni e i rischi fisici e psichici in cui incorre il donatore sono proporzionati al bene che si cerca per il destinatario» (Catechismo della Chiesa cattolica, n. 2296).

Nel caso della donazione samaritana, particolare attenzione deve essere dedicata alla valutazione dell'equilibrio psichico e delle reali motivazioni del donatore, nonché alla verifica che non vi siano illecite finalità di lucro e di ogni possibile ulteriore interesse connesso all'operazione. Su questo già nel 2010 il Comitato nazionale di bioetica si era espresso favorevolmente, pur con importanti raccomandazioni finalizzate a prevenire ogni possibile abuso (leggi), tra i quali il rischio di una indiscriminata auto-disposizione del corpo umano,ridotto a mero oggetto manipolabile.

Ciò che emerge con evidenza, però, è soprattutto la potenzialità positiva e diffusiva connessa al gesto samaritano, capace di generare una catena solidaristica virtuosa e contagiosa. Infatti, grazie alla prima donazione totalmente disinteressata, più persone hanno messo a disposizione un rene, divenendo a propria volta donatori samaritani nei confronti di altri malati non consanguinei. La disponibilità iniziale ha liberato un potenziale ulteriore di carità (effetto domino) e ha generato una riconoscenza concreta che si è orientata non nella logica dello scambio commerciale, ma in quella del dono, dimentico di sé, esercitato a favore di chi ha bisogno, pur senza conoscerlo. Tale dinamica interpella i cristiani e li sfida a forme inedite di amore gratuito modellate sullo stile del Signore Gesù.

Emerge però anche un interrogativo bioetico più tecnico intorno alla preferenza da seguire nella scelta del donatore di rene: a parità di condizioni cliniche non si dovrebbe dare precedenza a un adulto samaritano, piuttosto che prelevare un organo da un familiare minorenne, non ancora in grado dare un assenso pienamente libero e consapevole? Attualmente la normativa italiana prevede di ricorrere al donatore estraneo solo come ultima chance. Il caso prospettato, però, può indurre ad approfondire la discussione per una maggiore protezione dei soggetti privi di una piena competenza decisionale.

 

(fonte: mensile "Il Regno", http://www.dehoniane.it/control/ilregno/articoloMoralia?idArticolo=989040)

 

 

 

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