UN MILIONE DI TRAPIANTI EMOPOIETICI NEL MONDO, MA C'È ANCORA MOLTO DA FARE

 

I trapianti di cellule, tessuti e organi sono stati riconosciuti dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) temi fondamentali per la salute dei cittadini degli Stati membri: tuttavia, le informazioni su come organizzare al meglio queste opportunità rimangono insoddisfacenti. L'articolo punta a documentare l'attività di trapianto di cellule ematopoietiche effettuata in tutto il mondo dagli albori (1957) ad oggi, evidenziandone i fattori favorenti e quelli ostativi. Tra il 1 gennaio 2006 e 31 dicembre 2014, il Network for Blood and Marrow Transplantation ha raccolto i dati sull'evoluzione del trapianto di cellule staminali emopoietiche (HSCT) nei 194 Stati membri dell'Oms.

Nonostante si parli di numeri impressionanti (circa un milione di trapianti ematopoietici effettuati), i risultati rivelano differenze sorprendenti tra Paesi e Regioni nel ricorso a tale procedura salvavita, oltre che un alto e preoccupante bisogno insoddisfatto. Tale situazione sembra essere influenzata non solo dalla cronica carenza di donatori ma anche da una stretta relazione tra fattori macroeconomici e frequenza di trapianto che stanno mettendo a rischio la vita di moltissimi pazienti. È questo il quadro che emerge da uno studio pubblicato su The Lancet Haematology, a cura di Dietger Niederwieser, dalla clinica universitaria di Lipsia (Germania), in collaborazione con colleghi internazionali. I dati sono stati segnalati da 1516 centri di trapianto di 75 Paesi.

Lo studio ha rilevato che i trapianti sono più comuni nei Paesi con maggiori risorse finanziarie e con le competenze necessarie. La maggior parte dei trapianti HSCTs è stati eseguita in Europa (53%), seguita dalle Americhe (31%), dal Sud Est Asiatico e Pacifico occidentale (15%) e dall'area Mediterranea orientale e Africa (2%). I risultati rivelano differenze significative anche sul tipo di trapianto (autologo o allogenico) e sulle indicazioni tra le varie aree del mondo.
In circa il 30% dei casi, il donatore geneticamente abbinato può essere situato all'interno della famiglia del paziente, l'altro 70% va ricercato tra i donatori volontari iscritti nei registri nazionali e internazionali. Lo studio mostra che il numero di Paesi che si sono dotati di un registro nazionale è aumentato da 2 nel 1987 a 57 nel 2012, mentre i donatori volontari sono passati da 3.072 nel 1987 a oltre 22 milioni nel 2012. Anche lo scambio internazionale di cellule staminali è aumentato a più di 10.000 all'anno tra il 2006 e il 2012, ma con notevoli differenze tra i diversi Paesi nella quantità di cellule staminali che importano o esportano. In sostanza, l'attività è andata via via aumentando, dal primo caso eseguito nel 1957, agli oltre 10.000 al 31 dicembre 1985, diventati 100.000 nel 1995 per sfiorare il milione di casi al 31 dicembre 2012.

Nonostante questi aumenti ci sono ancora troppi pazienti che non riescono a trovare un donatore idoneo. In qualsiasi momento circa 1800 persone nel Regno Unito sono in attesa di una donazione di cellule staminali emopoietiche e più di 37.000 attendono in tutto il mondo. Inoltre, meno della metà delle persone del Regno Unito con una diagnosi di tumore del sangue, riesce a trovare un donatore compatibile (Warwick, RM, et al. Globally consistent coding systems for medical products of human origin. Bull World Health Organ. 2013). Nessun trapianto risulta effettuato nei Paesi con meno di 300.000 abitanti o con una superficie inferiore a 700 km2 e un reddito nazionale lordo uguale o inferiore a 1.260 dollari pro capite.
Per contro, il trapianto di cellule staminali ematopoietiche (HSCT) è sempre più spesso utilizzato per il trattamento di malattie del sangue e diversi tipi di tumore come il mieloma multiplo o la leucemia. Per molte persone in queste condizioni l'unica possibilità di una cura è ricevere un trapianto. Secondo il professor Niederwieser, «i pazienti, molti dei quali bambini, sono di fronte a una situazione di vita o di morte e moriranno se non otterranno il trattamento di cui hanno bisogno». Tutti i Paesi devono quindi dotarsi di infrastrutture adeguate per i pazienti e per i donatori al fine di assicurare che tutti coloro che hanno bisogno di un trapianto abbiano almeno le condizioni di base per ottenerlo e senza distinzioni sociali, infrastrutturali o fattori macroeconomici che possano influenzarlo. Le opportunità di cura sono un diritto di tutti: su questo fondamentale concetto vanno costruiti sistemi sanitari veramente equi e non sull'attuale situazione in cui l'accesso è limitato alle nazioni e alle persone con più risorse. (Linden, PK. History of solid organ transplantation and organ donation. Crit Care Clin. 2009).

Bibliografia: Gratwohl A, Pasquini MC, Aljurf , et al. (for the Worldwide Network for Blood and Marrow Transplantation). One million haemopoietic stem- cell transplants: a retrospective observational study. The Lancet Haematology 2015; 2(3), 91:100.

 

(fonte: www.trapianti.net)

 

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