PROFESSIONALITÀ E GESTIONE DELLE RISORSE UMANE NEI COORDINAMENTI, RISULTATI DI UN CONFRONTO INTERNAZIONALE.

 

 

Un'indagine conoscitiva nata per migliorare il procurement di organi e tessuti in Giappone e presentata su Transplantation Proceedings fornisce uno spaccato delle caratteristiche, dei desiderata e delle condizioni di lavoro di oltre 300 coordinatori alla donazione di 38 Paesi diversi. In Giappone la carenza di organi è un serio problema sociale. Agli aspetti culturali e a quelli istituzionali viene attribuita gran parte della responsabilità: qualsiasi intervento su questo fronte richiede, però, tempi non certo brevi.
Secondo gli autori dello studio la mancanza di un consolidato sistema ospedaliero che consenta di "convertire" i potenziali donatori in donatori effettivi, costituisce un'ulteriore, importante criticità. Per affrontare il problema sono state intraprese diverse iniziative: rientra tra queste l'indagine conoscitiva a livello internazionale per individuare il modello di "benchmarking" e le caratteristiche che lo contraddistinguono.

Già nel 2012 l'autore, Uryuhara, aveva condotto un'indagine simile in 17 Paesi, dalla quale era emerso che i potenziali donatori ci sono sempre ma che il loro numero effettivo aumenta quando negli ospedali i coordinatori svolgono le proprie funzioni con un alto grado di professionalità. Pertanto, in questo secondo sondaggio, si è voluto chiarire cosa significasse "professionalità" per i coordinatori. In base alle risposte fornite sono stati individuati 5 fattori che andrebbero a delineare il concetto di "professionalità" o che potrebbero influenzarla positivamente: la ricerca di eccellenza, la dedizione al lavoro, il senso di responsabilità, il dovere sociale, l'autoregolamentazione.
Secondo gran parte degli intervistati la "ricerca di eccellenza" è una condizione essenziale della professionalità e incide significativamente sulle prestazioni di lavoro. Da essa derivano poi tutti gli altri fattori che favoriscono il senso di appagamento e la soddisfazione per aver fatto bene il proprio lavoro.

Il sondaggio ha visto coinvolti 303 coordinatori (103 in Italia, 57 in Francia, 18 in Spagna, 37 in Giappone e 88 in altri Paesi). Il 51,5% degli intervistati era rappresentato da medici, il 41,6% da infermieri e il 6,9% da altre figure professionali. I coordinatori a tempo pieno erano il 36% degli intervistati, mentre il restante 64% aveva un impegno part-time. Lo studio si è in particolar modo soffermato sulla gestione delle risorse umane e dei coordinatori alla donazione negli ospedali giapponesi perché in essi viene indicata la radice dei problemi legati alla scarsità di donazioni.
Riforme giuridiche e una maggiore informazione dell'opinione pubblica sono certamente necessarie per far maturare nella coscienza di ognuno il senso del dono, ma tutto ciò potrebbe non avere alcun effetto se negli ospedali non si creano i necessari presupposti organizzativi e figure professionali più motivate.

L'articolo è dunque orientato a un continuo parallelismo tra le caratteristiche dei coordinamenti definiti "benchmarking" e la realtà giapponese, tra le iniziative, le motivazioni e le condizioni di lavoro osservate a livello internazionale e le loro. Tuttavia, fornisce contemporaneamente elementi di riflessione sul mondo dei coordinamenti ospedalieri in generale, evidenziandone aspirazioni, richieste e suggerimenti. Emergono infatti alcune aspirazioni, in parte conosciute, ma che non sono affatto banali. C'è, ad esempio, un'esplicita richiesta di maggiori feedback sui risultati dei trapianti, in modo particolare sull'esito delle donazioni di cui ci si è occupati e c'è un chiaro riferimento alla necessità di vedere riconosciuto il proprio lavoro alla pari di altri.
Evidente, poi, la richiesta di formazione e di crescita professionale quale condizione essenziale per la ricerca dell'eccellenza. E ancora, l'opportunità di educare e formare il resto del personale sul processo di donazione, il che, indirettamente, indica la strada da seguire per aumentare la motivazione intrinseca dei coordinatori.

Quindi, se è pur vero che lo studio nasce dall'esigenza di creare in Giappone le condizioni organizzative e le figure professionali più idonee a promuovere e a sviluppare le donazioni negli ospedali locali, è altrettanto vero che i dati emersi forniscono elementi conoscitivi per migliorare ulteriormente le performance delle realtà già strutturate.
Sarebbe dunque un peccato non coglierne alcuni messaggi.

 

Bibliografia. Uryuhara Y. Professionalism and human resource management of donor coordinators: results of an international comparison. Transplant Proc. 2014;46(4):1054-6.

 

(fonte: www.trapianti.net)