I MARATONETI DEI TRAPIANTI. IN SALA OPERATORIA PER 197 ORE.

 

 

BOLOGNA - Cammina, sorride, mangia, scherza e, alla fine, lo abbraccia più forte che può.

Lei è Cristina Turroni, una paziente, e fino a domenica scorsa la sua vita era appesa a un filo. Ora fa progetti con una gioia incontenibile: «Tornerò a lavorare, andrò a nuotare, viaggerò con mio marito e con mio figlio...». Lui è Giorgio Ercolani, il chirurgo dell'ospedale Sant'Orsola di Bologna che nella notte di domenica scorsa le ha trapiantato il fegato: «Domani la signora sarà dimessa, è andata bene». I due si stringono e gli occhi s'inumidiscono. La storia di Cristina è la storia di un'infermiera che ha sempre vissuto dalla parte dell'assistenza e della cura e che da un paio d'anni si è ritrovata assistita e curata, dopo aver atteso per mesi il donatore.

Lei è rinata, dice, e come lei a Bologna sono rinati altri 20 pazienti, tutti trapiantati da questa equipe di dottori e infermieri che ha stabilito così, senza saperlo, un primato nazionale: 197 ore di sala operatoria in due settimane. Undici trapianti di fegato, 7 di rene, due di polmone, uno di cuore. Ercolani, braccio destro del primario di Chirurgia generale e trapianti Antonio Pinna, ha trascorso più di qualche notte con il bisturi in mano: «Quando c'è il donatore bisogna intervenire tempestivamente, non si può aspettare. Di giorno, di notte, se succede si scatta e si opera. Ne sono capitati ventuno ma non si tratta di un nuovo fenomeno, è stato solo un periodo di straordinaria concentrazione. Una maratona. Una bellissima maratona. Perché quando vedi un volto sereno e sorridente come questo di Cristina la soddisfazione ripaga ogni fatica».

Fra i ventuno c'era anche un paziente sieropositivo e una ragazza di 32 anni originaria del Kosovo che ha combattuto per vent'anni con il suo cuore malato. «Quando ha aperto gli occhi l'ho vista sorridere...», ricorda Guido Frascaroli, primario di Anestesiologia e rianimazione cardiologica del Sant'Orsola. Frascaroli, Pinna, Ercolani, la coordinatrice degli staff Chiara Gibertoni e altri 67 fra chirurghi e anestesisti, oltre a circa 150 infermieri, hanno lavorato ininterrottamente.

Sono i maratoneti del trapianto, sempre a disposizione, sempre pronti a partire. Sandra Mortelli, decana degli infermieri e oggi responsabile della logistica, 26 anni e trecento interventi alle spalle, dal primo fegato all'ultimo cuore, ricorda la gioia di Matteo: «Un ragazzo che il giorno dopo l'operazione al cuore aveva già le cuffiette per ascoltare la sua musica». L'infermiera Cristina tornerà in corsia, dall'altra parte della malattia: «Non vedo l'ora di portare a Forlì questa straordinaria esperienza di passione professionale e di amore che ho vissuto qui dentro».

 

(fonte: Corriere della Sera)